Arriva l’autunno e, insieme al cambio di stagione, per molte persone arriva anche una preoccupazione ricorrente: i capelli sembrano cadere più del solito. Li troviamo sulla spazzola, sul cuscino, tra le mani durante lo shampoo e, inevitabilmente, iniziamo a chiederci se sia normale o se sia il segnale di qualcosa che non va.
La cosiddetta caduta autunnale non è soltanto una percezione. Alcuni studi hanno effettivamente osservato una certa stagionalità nel ciclo di crescita dei capelli, con variazioni nel numero di follicoli che si trovano nella fase che precede la caduta. Questo fenomeno, però, non deve diventare una spiegazione universale: non tutti i capelli che cadono tra settembre e novembre lo fanno semplicemente “perché è autunno”.
Capire cosa sta succedendo è quindi il primo passo per scegliere cosa fare e, soprattutto, quali prodotti possono essere realmente utili.
Per capire perché cadono, bisogna conoscere il ciclo del capello
I capelli non crescono tutti contemporaneamente e non rimangono ancorati al cuoio capelluto per sempre. Ogni follicolo segue un proprio ciclo, alternando una fase di crescita a una fase di riposo e, infine, alla caduta.
La fase più lunga è detta anagen: il capello cresce attivamente e può rimanere in questa condizione per diversi anni. Segue una breve fase di transizione, chiamata catagen, durante la quale l’attività del follicolo rallenta. Infine si arriva alla fase telogen, un periodo di riposo al termine del quale il vecchio capello viene progressivamente eliminato mentre, nel follicolo, ne inizia a crescere uno nuovo.
Per questo perdere capelli ogni giorno è del tutto fisiologico. In condizioni normali si considera comune una perdita nell’ordine di circa 50-100 capelli al giorno. Più che mettersi a contarli, però, è utile osservare eventuali cambiamenti rispetto alla propria normalità: una quantità decisamente maggiore nella doccia, sulla spazzola o sul cuscino può indicare un aumento dello shedding, cioè della fase di caduta.
Ed è proprio qui che entra in gioco l’autunno.
Perché in autunno possiamo perdere più capelli?
Il ciclo del capello sembra presentare una certa periodicità stagionale. Una ricerca condotta su 823 donne ha rilevato una maggiore percentuale di capelli in fase telogen durante l’estate; poiché il capello non cade necessariamente nel momento esatto in cui entra in questa fase, l’aumento dello shedding può diventare evidente successivamente, tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.
La spiegazione, quindi, è un po’ più complessa del comune paragone con le foglie che cadono dagli alberi.
C’è poi un secondo aspetto particolarmente interessante: i capelli possono raccontare ciò che è successo al nostro organismo alcuni mesi prima.
Una delle più frequenti forme di caduta diffusa è infatti il telogen effluvium, una condizione in cui un numero maggiore del normale di follicoli passa dalla fase di crescita alla fase di riposo. L’aumento della caduta non compare immediatamente, ma spesso circa due-quattro mesi dopo l’evento che l’ha provocato.
Questo significa che dietro alla caduta che notiamo a settembre o ottobre potrebbe esserci anche qualcosa avvenuto durante l’estate o nei mesi precedenti: un periodo particolarmente stressante, una malattia con febbre, un intervento chirurgico, una dieta molto restrittiva, una perdita di peso importante o un cambiamento nell’equilibrio dell’organismo.
La stagione, insomma, può avere un ruolo, ma non sempre è l’unica responsabile.
Quando la causa non è il cambio di stagione
Una caduta più abbondante può essere provocata da numerosi fattori. Tra quelli frequentemente associati al telogen effluvium troviamo stress fisico o psicologico, febbre e malattie importanti, parto, interventi chirurgici, dimagrimenti rapidi, apporti nutrizionali insufficienti, carenza di ferro, alterazioni della tiroide e alcuni farmaci.
Anche lo stato del cuoio capelluto merita attenzione. Dermatite seborroica, infiammazione, prurito o una desquamazione importante richiedono un approccio diverso rispetto alla semplice caduta stagionale.
E poi esistono condizioni particolari come l’alopecia androgenetica, molto comune sia nell’uomo sia nella donna, che non provoca necessariamente una caduta improvvisa e spettacolare. Può manifestarsi invece con un progressivo assottigliamento dei capelli e una riduzione della densità: nell’uomo soprattutto a livello delle tempie e del vertice, nella donna frequentemente con un progressivo allargamento della scriminatura.
Per questo la domanda più utile non è soltanto “quanti capelli sto perdendo?”, ma anche “come stanno cambiando i miei capelli?”.
Caduta autunnale: quando bisogna preoccuparsi?
Se l’aumento della caduta è diffuso, compare dopo un possibile fattore scatenante e tende gradualmente a ridursi, nella maggior parte dei casi non è necessario allarmarsi. Nel telogen effluvium il follicolo non viene distrutto: mentre il vecchio capello viene eliminato, un nuovo capello può continuare a crescere.
Diverso è il caso in cui compaiano segnali che meritano un approfondimento. È consigliabile rivolgersi al medico o al dermatologo quando:
- la caduta è molto intensa o continua senza migliorare per diversi mesi;
- compaiono chiazze prive di capelli o aree nettamente diradate;
- la scriminatura diventa progressivamente più larga o l’attaccatura arretra;
- il cuoio capelluto presenta arrossamento, dolore, forte prurito, croste o desquamazione persistente;
- alla perdita dei capelli si associano stanchezza marcata, variazioni importanti di peso, alterazioni del ciclo mestruale o altri sintomi.
Quando necessario, il medico può valutare eventuali approfondimenti ed esami ematici in base alla storia della persona, per esempio per escludere anemia, carenza di ferro o alterazioni della funzione tiroidea.
Integratori per capelli: quali possono essere davvero utili?
È probabilmente la prima domanda che ci si pone entrando in farmacia: quale integratore posso prendere per fermare la caduta?
La risposta corretta parte da una distinzione importante. Un integratore può fornire sostanze coinvolte nella fisiologia del capello e rappresentare un supporto interessante nei periodi di maggiore fabbisogno o quando l’alimentazione non riesce a garantirne un apporto adeguato. Non può, però, correggere indistintamente tutte le possibili cause della perdita dei capelli.
Per scegliere una formulazione ha quindi più senso guardare cosa contiene e perché, piuttosto che affidarsi soltanto alla scritta “anticaduta” sulla confezione.
Tra i micronutrienti più frequentemente presenti troviamo zinco, selenio e biotina. Per tutti e tre esistono indicazioni nutrizionali autorizzate nell’Unione europea relative al contributo al mantenimento di capelli normali.
Biotina
La biotina, appartenente alle vitamine del gruppo B, è probabilmente l’ingrediente più noto delle formulazioni per capelli e unghie. È importante, però, interpretarne correttamente il ruolo. Una vera carenza di biotina può provocare anche diradamento dei capelli, ma nelle persone che ne assumono già quantità sufficienti attraverso l’alimentazione non esistono prove solide che dosi molto elevate facciano crescere capelli più numerosi o più velocemente. Inoltre, integratori contenenti elevate quantità di biotina possono interferire con alcuni esami di laboratorio.
Zinco
Lo zinco partecipa a numerosi processi metabolici e alla sintesi proteica, mentre il selenio è coinvolto nei sistemi di difesa antiossidante dell’organismo. Anche in questo caso l’obiettivo non dovrebbe essere assumere quantità sempre maggiori, ma garantire un apporto adeguato.
Ferro
Un discorso particolare riguarda il ferro. La carenza di ferro è una delle condizioni che possono essere valutate in presenza di caduta diffusa, soprattutto quando esistono fattori di rischio o altri sintomi compatibili. L’integrazione di ferro, però, non dovrebbe essere intrapresa automaticamente ogni autunno: quando si sospetta una carenza è preferibile verificarla e individuare con il medico il trattamento appropriato.
Aminoacidi solforati
Molte formulazioni contengono inoltre aminoacidi solforati, come cistina e metionina. Il motivo è intuitivo: il fusto del capello è costituito prevalentemente da cheratina, una proteina ricca di aminoacidi contenenti zolfo. Questo non significa che assumere più aminoacidi produca automaticamente più capelli, ma ricorda quanto sia importante avere innanzitutto un’alimentazione completa e un adeguato apporto proteico, soprattutto durante diete ipocaloriche o restrittive.
Esistono infine integratori più complessi che associano vitamine, minerali, aminoacidi, antiossidanti ed estratti vegetali. Alcune formulazioni nutraceutiche sono state oggetto di studi clinici con risultati interessanti, ma le evidenze non sono uniformi e non permettono di considerare tutti gli integratori per capelli equivalenti o efficaci per qualsiasi tipo di caduta.
È proprio qui che il consiglio del farmacista di fiducia può fare la differenza: non semplicemente per scegliere “un integratore per capelli”, ma per individuare una composizione coerente con età, alimentazione, stile di vita, eventuali farmaci assunti e caratteristiche della caduta.
Quando iniziare un integratore?
Se si desidera utilizzare un integratore come supporto durante il periodo autunnale, ha più senso inserirlo all’interno di una strategia continuativa piuttosto che aspettarsi un risultato in pochi giorni.
Il capello ha tempi biologici lunghi. Un follicolo non modifica il proprio ciclo dall’oggi al domani e anche un capello appena entrato nella fase di crescita ha bisogno di tempo prima di diventare visibile.
Per questo le formulazioni destinate al benessere dei capelli vengono generalmente utilizzate per periodi di alcune settimane o mesi, attenendosi alle indicazioni specifiche del prodotto. Aumentare autonomamente le dosi non accelera il processo e può, al contrario, portare ad apporti inutilmente elevati di alcuni nutrienti.
In farmacia è inoltre possibile valutare eventuali sovrapposizioni con altri multivitaminici o integratori già assunti.
Gli shampoo anticaduta funzionano?
Lo shampoo è probabilmente il prodotto sul quale esistono più aspettative irrealistiche.
Per comprenderne il ruolo bisogna ricordare una cosa molto semplice: uno shampoo agisce soprattutto sulla superficie del cuoio capelluto e sul fusto del capello, mentre molte forme di caduta hanno origine nel funzionamento del follicolo o in fattori interni all’organismo.
Questo non rende inutile uno shampoo specifico. Significa piuttosto attribuirgli la funzione corretta.
Una buona formulazione può detergere rispettando il cuoio capelluto, contribuire a controllare sebo e desquamazione, migliorare la qualità cosmetica del fusto e limitare la rottura di capelli fragili. Se esiste una problematica del cuoio capelluto, la scelta del detergente diventa ancora più importante.
Esistono inoltre shampoo e lozioni contenenti attivi studiati specificamente nell’ambito del diradamento. La caffeina, per esempio, è stata valutata in diversi studi clinici come ingrediente topico e i risultati disponibili sono promettenti. Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha però evidenziato che la qualità delle prove varia molto tra gli studi e che sono necessari trial meglio standardizzati prima di poter formulare conclusioni definitive.
Questo aiuta a trovare il giusto equilibrio: uno shampoo formulato per capelli deboli o soggetti a caduta può essere un complemento sensato della routine, soprattutto se scelto in base alle condizioni della cute, ma non va considerato il sostituto di un trattamento specifico quando esiste una vera alopecia o una causa medica sottostante.
Lo stesso vale per fiale, lozioni e sieri: rimanendo più a lungo a contatto con il cuoio capelluto rispetto a un prodotto a risciacquo possono rappresentare un supporto diverso dallo shampoo, ma anche in questo caso formulazione e attivi fanno la differenza.